Mumm porta lo Champagne nello spazio

Nel corso della storia, poche invenzioni hanno saputo incarnare lo spirito della celebrazione quanto lo champagne. Oggi, uno dei suoi gesti più simbolici – il brindisi – ha raggiunto una nuova frontiera: lo spazio. A compiere questa rivoluzione è la storica maison G.H. Mumm, che con il progetto Cordon Rouge Stellar ha realizzato il primo champagne pensato per essere degustato in condizioni di microgravità. Un percorso durato nove anni, culminato nel volo spaziale della missione Axiom Mission 4 (Ax-4), partita il 25 giugno 2025 dalla Florida e rientrata sulla Terra il 15 luglio, con la bottiglia intatta e funzionante.

Un’idea visionaria nata nel 2017

Il progetto prende avvio nel 2017 da una domanda semplice quanto radicale: è possibile brindare nello spazio? Per rispondere, Mumm ha coinvolto un team di specialisti guidati da Octave de Gaulle, designer e fondatore dell’agenzia SPADE, insieme al CNES (Centre National d’Études Spatiales) e all’astronauta europeo Jean-François Clervoy, veterano di tre missioni NASA.

Il primo prototipo di bottiglia “stellare” viene presentato nel 2018, ma è solo nel 2022 che la versione definitiva viene ufficialmente approvata. Una struttura conforme sia alle normative spaziali, sia al disciplinare dell’AOC Champagne. Per verificare la funzionalità in microgravità, nel marzo 2025 viene effettuato un volo parabolico con test di apertura e mescita. Il risultato è positivo e il sistema viene selezionato per volare davvero.

Alta ingegneria e savoir-faire artigiano

Il cuore del progetto è un oggetto tecnico e poetico allo stesso tempo. Una bottiglia da 375 ml, parzialmente in vetro e avvolta in un guscio in alluminio aeronautico, dotata di un sistema meccanico in acciaio inox che consente l’erogazione del liquido in assenza di gravità. La bottiglia è progettata per generare una sfera di champagne fluttuante, che può essere catturata con uno speciale calice progettato su misura per trattenere la bolla attraverso la tensione superficiale.

Dietro la realizzazione del contenitore c’è un lavoro artigianale complesso. Ogni dettaglio è stato testato e perfezionato per garantire non solo la funzionalità tecnica, ma anche l’estetica e l’eleganza che contraddistinguono lo stile Mumm.

Ma il contenuto è altrettanto innovativo. Per garantire un’esperienza sensoriale intensa anche in orbita (dove il senso dell’olfatto e del gusto si attenuano) lo Chef de Cave Yann Munier ha rivisto la cuvée Cordon Rouge con un dosaggio più generoso e un affinamento in botti di rovere. Il risultato è uno champagne più ricco e profondo, con note più marcate e un perlage più ampio, pensato per essere percepito anche a 400 chilometri dalla Terra.

Il significato culturale del brindisi nello spazio

Al di là dell’aspetto tecnologico e gustativo, il progetto Mumm Cordon Rouge Stellar ha un forte valore simbolico. Come ha dichiarato César Giron, CEO della maison: “Portare il rito del brindisi nello spazio significa portare con sé un pezzo della nostra cultura e della nostra umanità”.

Una riflessione condivisa anche da Sébastien Barde, responsabile dei programmi spaziali abitati del CNES. Sottolinea come piccoli gesti – come condividere un calice – possano diventare fondamentali per il benessere psicologico degli astronauti durante missioni di lunga durata. In un ambiente estremo come lo spazio, la ritualità rappresenta un’ancora simbolica con la vita sulla Terra.

Un viaggio storico e una degustazione attesa

Il volo Ax-4, guidato dalla comandante Peggy Whitson, ex astronauta NASA, è stato il primo a portare ufficialmente una bottiglia di champagne nello spazio con l’obiettivo di testarne l’efficacia in orbita. Il 15 luglio 2025, il rientro sulla Terra ha confermato il successo del progetto: la bottiglia è rientrata in condizioni perfette. Secondo i protocolli, dovranno passare alcuni mesi prima che possa essere aperta. Sarà un momento storico: la prima degustazione di uno champagne rientrato dallo spazio.

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