Addio a Nadia Santini, madre della cucina italiana

Dal viaggio di nozze in Francia all’amicizia con Paul Bocuse, fino alle Tre Stelle Michelin. La storia di una donna, Nadia Santini, che ha portato ed elevato la cucina mantovana nel mondo, facendo del Dal Pescatore una delle grandi destinazioni della gastronomia mondiale.

«Il migliore ristorante del mondo? Dal Pescatore». A pronunciare queste parole, durante un’intervista a Le Figaro, fu Paul Bocuse, uno dei più importanti chef della storia della cucina francese. Il suo rapporto con Nadia Santini e con il marito Antonio era cominciato molti anni prima, durante un viaggio che avrebbe segnato profondamente il futuro della giovane coppia. Era il 1974 quando Nadia e Antonio, appena sposati, partirono per la Francia. Per il loro viaggio di nozze avevano scelto di visitare alcuni dei migliori ristoranti del Paese, conoscere i grandi cuochi e scoprire da vicino una cultura gastronomica che in quegli anni rappresentava un riferimento per tutta l’Europa. Tra le tappe ci fu proprio il ristorante di Paul Bocuse, a Collonges-au-Mont-d’Or, vicino a Lione.

Da quell’incontro nacque un’amicizia destinata a durare per decenni. Bocuse divenne un grande estimatore della cucina di Nadia, tanto da scegliere il Dal Pescatore per festeggiare i suoi cinquant’anni di matrimonio. Trascorse tre giorni a Canneto sull’Oglio, un soggiorno che avrebbe poi ricordato come memorabile.
È solo uno degli episodi che raccontano la storia di Nadia Santini, scomparsa il 2 novembre 2026 all’età di 72 anni. La sua cucina ha conquistato generazioni di ospiti e alcuni dei più grandi protagonisti della gastronomia mondiale, partendo da una piccola frazione della campagna mantovana.

Da Milano a Runate, una storia cominciata per amore

Nadia Cavaliere era nata il 19 luglio 1954 a San Pietro Mussolino, in provincia di Vicenza. Si era trasferita a Milano per studiare Scienze Politiche ed è proprio durante gli anni universitari che incontrò Antonio Santini.
Antonio proveniva da una famiglia di ristoratori. I suoi nonni avevano aperto nel 1925 una piccola osteria a Runate, frazione di Canneto sull’Oglio, conosciuta inizialmente come Vino e Pesce. Il locale era legato alla vita del territorio e alla cucina delle famiglie che abitavano lungo il fiume Oglio.
Nadia e Antonio si sposarono il 6 maggio 1974 e decisero di dedicarsi all’attività di famiglia, lasciando gli studi universitari. Per Nadia cominciò così un percorso completamente nuovo. Imparò a cucinare accanto a Bruna, la madre di Antonio, raccogliendo anche gli insegnamenti di nonna Teresa. La cucina era quella della tradizione mantovana, fatta di ricette che le donne della famiglia preparavano da generazioni.

Il viaggio in Francia contribuì ad ampliare i loro orizzonti. Al ritorno, Nadia e Antonio iniziarono a sviluppare il ristorante, conservando le ricette di famiglia e dedicando sempre maggiore attenzione alla qualità delle preparazioni e al servizio. Negli anni, quella piccola trattoria sarebbe diventata una delle tavole più conosciute d’Italia.

I “Tortelli di zucca”, una ricetta che attraversa quattro generazioni

Tra i piatti più celebri di Nadia Santini ci sono i tortelli di zucca, diventati uno dei simboli del Dal Pescatore. La ricetta apparteneva già alla cucina di nonna Teresa. Era poi passata nelle mani di Bruna, che aveva continuato a prepararla per gli ospiti della trattoria. Nadia l’aveva fatta propria, lavorando sull’equilibrio del ripieno e sulla delicatezza della pasta.
Antonio Santini ha raccontato più volte questa evoluzione, ricordando come ogni generazione avesse contribuito a migliorare il piatto. Oggi sono le mani di Giovanni, figlio di Nadia e Antonio, a portare avanti quella ricetta.

È una storia che racconta bene il lavoro della famiglia Santini. I tortelli sono rimasti nel menu anche quando il Dal Pescatore ha raggiunto i vertici della gastronomia internazionale, diventando uno dei piatti per i quali gli ospiti arrivano a Runate da ogni parte del mondo.

Un brodo caldo per una cliente con la febbre

Nadia Santini aveva un rapporto molto personale con i suoi ospiti. Amava conoscerli e dedicare loro attenzione, anche al di fuori della cucina.
Un episodio, raccontato dalla stessa chef, riguarda una signora che durante una visita al ristorante si sentì male. Aveva la febbre e Nadia decise di accompagnarla in cucina, dove le preparò un brodo caldo. La donna rimase profondamente colpita da quel gesto e negli anni successivi continuò a tornare al Dal Pescatore.

In un’altra occasione arrivò una cliente australiana che, a causa di alcune terapie mediche, doveva rispettare quindici diverse restrizioni alimentari. Nadia e la sua squadra studiarono un pasto adatto alle sue esigenze. Al termine del pranzo, la signora volle entrare in cucina per ringraziarla personalmente. Per Nadia l’attenzione verso gli ospiti faceva parte del lavoro quotidiano. Era cresciuta in una famiglia nella quale il ristorante coincideva con la casa e aveva conservato questa abitudine anche dopo l’arrivo delle stelle Michelin.

Le tre stelle Michelin e un primato storico

La prima stella Michelin arrivò nel 1982, seguita dalla seconda nel 1988. Nel 1996 il Dal Pescatore conquistò la terza stella e Nadia Santini divenne la prima donna italiana a ottenere il massimo riconoscimento della guida francese. Fu un risultato storico per la ristorazione italiana, raggiunto in un periodo in cui le cucine dei grandi ristoranti erano guidate prevalentemente da uomini. Il Dal Pescatore ha conservato le tre stelle per trent’anni consecutivi, diventando uno dei ristoranti più longevi ai vertici della Guida Michelin italiana.
Nel 2013 Nadia ricevette anche il premio World’s Best Female Chef, nell’ambito dei The World’s 50 Best Restaurants, un riconoscimento che contribuì a far conoscere ulteriormente il suo lavoro a livello internazionale.
Durante tutta la sua carriera continuò a lavorare a Runate, seguendo personalmente la cucina e accompagnando la crescita professionale del figlio Giovanni.

Una famiglia che continua la sua storia

La vita di Nadia Santini è stata strettamente legata a quella del marito Antonio, con il quale ha condiviso oltre cinquant’anni di matrimonio e di lavoro. Insieme hanno accompagnato la trasformazione del Dal Pescatore, mantenendo una gestione familiare che oggi coinvolge anche i figli Giovanni e Alberto. Giovanni ha raccolto l’eredità della madre in cucina, mentre Alberto si occupa dell’accoglienza e della cantina insieme al padre.
Nel corso degli anni Nadia ha dedicato grande attenzione alla formazione delle nuove generazioni, trasmettendo ai figli le ricette e le conoscenze apprese da Bruna e Teresa.
La continuità familiare è rimasta uno degli aspetti più riconoscibili del ristorante, che nel 2025 ha celebrato il centenario della propria fondazione.

Il ricordo di Nadia Santini

La notizia della scomparsa è stata comunicata dalla famiglia attraverso il profilo Instagram del ristorante Dal Pescatore. «Circondata dai suoi più cari affetti, si è addormentata nella pace ed è salita in cielo», si legge nel messaggio, che ricorda il suo insegnamento fondato sull’etica del lavoro e sulla semplicità.
Con Nadia Santini se ne va una delle donne che hanno contribuito maggiormente alla crescita dell’alta cucina italiana. La sua storia rimane legata a quella di una famiglia che, partendo da una piccola osteria di campagna, ha costruito un ristorante conosciuto e amato in tutto il mondo.
Restano i suoi piatti, i ricordi di chi ha lavorato al suo fianco e quelli dei tanti ospiti che negli anni hanno raggiunto Runate per conoscere la sua cucina.
E resta il Dal Pescatore, dove Giovanni, Alberto e Antonio continuano una storia cominciata più di cent’anni fa, alla quale Nadia ha dedicato gran parte della propria vita.

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