Solo 10 posti per servizio un’experience immersiva: un luxury food che ha fatto la storia lanciandoil concetto di psico-gusto fin dal 1996. L’ultima cena con Alain Ducasse.
di Annalisa Leopolda Cavaleri
L’experience del lusso creata con la tecnologia perde una delle sue prime perle. Ultraviolet, ristorante visionario di Shanghai ideato dallo chef Paul Pairet nel 1996 e inaugurato nel 2012, è stato il primo ristorante del suo genere a utilizzare tecnologie multisensoriali per creare un’esperienza gastronomica totalmente immersiva.
Ultraviolet by Paul Pairet ha ricevuto 3 stelle Michelin nella seconda edizione della Guida Michelin Shanghai, pubblicata a settembre 2017 per l’edizione 2018. Da allora, ha mantenuto il massimo riconoscimento della Guida fino alla chiusura.

Il ristorante si trovava a Shanghai, nel distretto di Huangpu, all’interno dell’edificio chiamato Bund 18, al 6° piano, 18 Zhongshan Dong Yi Road, in una location volutamente segreta.
Come vuole la strategia del lusso, che non è per tutti, l’esperienza unica era sartoriale e dedicata a solo 10 persone ad ogni servizio. Ogni piatto era pensato per far vivere un’emozione profonda, trasformando il cibo – che per sua natura intrinseca è deperibile – in un ricordo duraturo. Sono solo i luxury food che riescono a creare questo passaggio da materiale a immateriale.

In un’unica sala, gli ospiti potevano assistere a una performace totale, con immagini in movimento proiettate sulle pareti e sul tavolo, artisti “in carne ed ossa” che recitavano durante il pasto e che uno sfondo proiettato sulle pareti, suoni, luci e profumi in perfetta armonia con piatti straordinariamente creativi. Più che un pasto, è un’esperienza multisensoriale e una performance totale.
Alcuni esempi di piatti-mito di Paul Pairet
Tra i piatti che resteranno nella storia “Not just a Fries”, ma patatine fritte perfette, servite in verticale con varie salse. La degustazione avveniva con la proiezione del logo McDonald’s distorto, suoni di fast food, odore di ketchup diffuso nell’aria, luci rosse e gialle pulsanti. Un messaggio tipico dei Luxury Food: rileggere l’ordinario in modo straordinario a, tra ironia e perfezione tecnica.

Indimenticabile anche “Ocean” piatto a base di Ricci di mare, ostriche, schiuma salina, alghe croccanti. L’esperienza prevedeva luci azzurre ondeggianti e imamgini del mare, profumo di iodio spruzzato nella sala, suoni di onde e gabbiani, vento fresco simulato. L’ospite era trasportato su una scogliera, evocando la forza primordiale del mare.
Si poteva continuare con “Air France”, piatto che giocava sulla reinterpretazione della cucina francese (ad esempio unendo il foie gras con i popcorn). Sugli schermi della sala venivano proiettati gli interni di un aereo di lusso, con la voce di hostess che dà il benvenuto, il carrellino da cabina per servire, il rumore di decollo in sottofondo.

La forza ancestrale del fuoco – elemento condiviso da molti luxury food – era descritta nel piatto “Burnt”, a base di ingredienti affumicati o carbonizzati (es. cipolla bruciata, carne brasata). La sala si riempiva di odore di legna bruciata, luci tremolanti come fuoco, suono di legna che scoppietta, atmosfera intima e primitiva per un ritorno alle origini della cottura e della storia dell’uomo.
Ogni portata era un’experience personale perfettamente sincronizzata per far coincidere la cucina, la tecnologia e la narrazione.
Visto che uno dei temi chiave del co-branding è l’arte delle collaborazioni, la sala di Ultraviolet veniva spesso prenotata per eventi aziendali di brand del lusso, come Ferrari.

The final act: l’ultima cena con Alain Ducasse
Grandiosa la comunicazione dell’atto finale, l’ultima cena del ristorante con grandi ospiti d’onore come Alian Ducasse. “È stato il nostro primissimo ospite, quando la tecnologia era ancora in fase di test e il menu non era nemmeno stato definito – spiega Paul Pairet -. Il 25 novembre 2011, sei mesi prima dell’apertura di Ultraviolet, il signor Alain Ducasse varcava la nostra soglia. La sua visita è stata più di un semplice gesto: è stata una benedizione. Il suo riconoscimento e il suo incoraggiamento hanno dato allo chef Paul Pairet e al team la spinta per inseguire i sogni più audaci”.

E ora nel 2025: il cerchio si chiude. Il maestro è tornato a Shanghai, per condividere l’ultimo atto di Ultraviolet. “Merci, Monsieur Ducasse — per aver scritto la nostra prima pagina e per aver onorato l’ultima. Farete per sempre parte della nostra storia”.
I ristoranti luxury food che offrono un’esperienza immersiva
L’idea di creare un’esperienza multisensoriale tra luci, performance artistiche, gusto e divertimento è oggi sdoganata. Basti pensare a Rasmus Munk del ristorante Alchemist, ottimo imprenditore e bravo comunicatore, ha creato un termine apposito per la sua experience di luxury food: “cucina olistica”. La cena è divisa in atti e si svolge in diverse zone del ristorante, come il percorso di una fiaba, stimolando tutti i sensi. Lo chef lancia un messaggio preciso: vuole ridefinire la ristorazione creando un’esperienza “multistrato”.

La visione di Rasmus Munk è così avanguardistica che sta lavorando con la società SpaceVip a un evento unico: la prima cena gourmet nello spazio mai realizzata nella storia. Durante questa “stratospheric dining experience”, della durata di sei ore, alcune persone avranno l’opportunità unica di degustare i piatti creativi dello chef, ammirando il sorgere del sole sulla curvatura terrestre, a circa trenta chilometri di altezza (il triplo rispetto alle rotte aeree commerciali). L’evento si svolgerà all’interno della capsula spaziale pressurizzata Neptune di Space Perspective, l’unica con emissioni prossime allo zero. La navicella, infatti, viene trainata da un balloon riempito di idrogeno (più leggero dell’aria), che la solleverà fino a farla “galleggiare” nell’atmosfera.

La performance si avvale di elementi provenienti dal mondo della gastronomia, del teatro e dell’arte, ma anche della scienza, della tecnologia e del design, per creare un’esperienza sensoriale onnicomprensiva e guidata come una drammaturgia. La performance si avvale di elementi provenienti dal mondo della gastronomia, del teatro e dell’arte, ma anche della scienza, della tecnologia e del design, per creare un’esperienza sensoriale onnicomprensiva e guidata come una drammaturgia.
Per approfondire:
Il libro: Luxury Food. Le parole chiave per strategie vincenti nell’enogastronomia di lusso

